La città

 

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LA CITTA'

Chi cerca la storia e la cultura ha pure l'imbarazzo della scelta, dagli ottimi musei della citta', tra i quali il Dinz Rialto (culture extraeuropee), e il museo Fellini, alle testimonianze del passato, dal Ponte di Tiberio e l'Arco di Augusto di Rimini si passa alla famosa Rocca di Gradara (30 Km da Rimini) teatro delle gesta di Paolo e Francesca, al Castello di San Leo (27 Km da Rimini), alle Rocche di San Marino (35 Km da Rimini). Si puo' poi unire la passeggiata per raggiungere queste antiche testimonianze del nostro passato per visitare le affascinanti vallate del Marecchia e della Val Conca che nel raggio di 40/50 Km portano alla vicina Carpegna, fonte del Tevere e bellissima zona montana attrezzata anche per i mesi invernali e lo sci. Vi suggeriamo inoltre una passeggiata nelle vie affascinanti del Borgo di San Giuliano di Rimini rese celebri dal famoso film "Amarcord" di Federico Fellini, il rimpianto regista Riminese famoso in tutto il mondo. Interessanti escursioni attendono anche in alternativa il turista che vuole allargare l'orizzonte delle sue conoscenze: si arriva in 40 minuti di auto a Ravenna, centro storico e culturale , 30 Km solamente per la Repubblica di San Marino,25 Km per San Leo, altrettanti per Verucchio o Gradara. 
Da non perdere Pennabilli (40 Km)con la possibilità di visitare l'antica pieve romanica di Ponte Messa. Vicine anche Venezia (140 Km) e Firenze (200 km) con collegamenti giornalieri in bus con guida con partenza da Piazza Tripoli.

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IL PONTE DI TIBERIO.

Imponente opera architettonica d'epoca romana, il ponte fu eretto sul Marecchia per decreto dell'Imperatore Augusto ed il suo compimento si deve al successore Tiberio (14 - 21 d.C.).
E' costruito interamente in pietra d'Istria, a cinque arcate, in stile dorico e rappresenta uno dei più notevoli ponti romani superstiti; documento importante della sapienza tecnica dei Romani è testimoniato dalle fondamenta dei singoli piloni che non sono disgiunti gli uni dagli altri ma formano un'unica fondazione, tale da assicurare la stabilità più completa. Il ponte segna l'inizio della via Emilia , così come l'Arco segnava la fine della Flaminia e si trova all'estremità della principale via storica della città (corso d'Augusto). Dal 1885 il ponte di Tiberio è monumento nazionale.

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Piazza Cavour

Secondo Foro della Rimini romana, piazza Cavour rappresenta il centro monumentale e cittadino. Da un lato, negozi e caffè, dall'altro si schierano solenni palazzi, considerati tra i maggiori della città: Palazzo Garampi (oggi sede del Comune), Palazzo dell'Arengo (espressione del medioevo riminese), Palazzo del Podestà. E, in fondo alla piazza, si erge il bellissimo Teatro Comunale, in stile neoclassico, inaugurato nel 1857 da Giuseppe Verdi. In mezzo alla piazza trova posto anche la statua di Paolo V e la Fontana della Pigna.

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La Pescheria vecchia.

Sul lato sinistro di piazza Cavour si trova l'ingresso della vecchia pescheria; uno dei luoghi più pittoreschi e caratteristici della città.Opera dell'architetto riminese Buonamici, venne eretta nel 1747; agli angoli quattro statuette di delfini con zampillo d'acqua. Oggi vi si affacciano diverse cantinette o wine bar, luoghi d'incontro dei giovani riminesi.
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Tempio Malatestiano.

Singolare è il nome con cui questo edificio religioso è conosciuto: tempio, per la classicità della sua architettura: malatestiano, perchè su tutto domina indiscusso sovrano Sigismondo Pandolfo Malatesta, Signore di Rimini. Testimonianza della magnificenza malatestiana, fu Sigismondo Pandolfo Malatesta ad ordinare i lavori per la trasformazione dell'antica chiesa romanico-gotica di S. Francesco in un monumento grandioso e splendido in sintonia con la nuova cultura rinascimentale che aveva nell'Alberti uno dei suoi massimi esponenti ed interpreti. I lavori del tempio, innalzato a "Dio immortale… e alla città" ma anche all'amore di Sigismondo per Isotta, ebbero inizio nel 1450. L'esterno è opera del grande genio Leon Battista Alberti e presenta una maestosa facciata (incompiuta nell'alto) ispirata alle forme dell'arco trionfale romano. L'intera costruzione poggia su di un alto basamento in pietra d'Istria, incorniciato da cordoni tratti dalla base dell'Arco d'Augusto e decorato con uno stupendo fregio a basso rilievo composto da ghirlande (caratteristica di tutto l'ornamentale malatestiano) legate con il fiore di Isotta. Le ghirlande contengono ed alternano quattro tipi di scudi malatestiani: l'elefante, la "I" e la "S" intrecciate (sigla di Sigismondo), la doppia fascia a scacchi e il fiore di Isotta.Sui fianchi si aprono sette arcate suddivise da pilastri: quelle di destra ospitano i sarcofagi di eminenti personaggi della corte malatestiana, mentre quelle di sinistra sono rimaste vuote. Il rinnovamento dell'interno venne invece affidato a Matteo de' Pasti, il cui stile legato ancora a forme goticizzanti, porta ad un evidente contrasto architettonico con l'esterno (ispirato a forme classiche rinascimentali). L'interno, ad una sola navata, si presenta con ampie arcate a sesto acuto con vivaci decorazioni ed è caratterizzato da sei cappelle laterali, chiuse da transenne in marmo. Tra queste, di notevole interesse artistico ricordiamo "la Cappella dei Pianeti"; così detta per le raffigurazioni a bassorilievo dei pianeti e dei segni zodiacali ad essi corrispondenti. Sotto il segno del cancro (segno zodiacale di Sigismondo) si può ammirare una veduta di Rimini all'epoca malatestiana (la più antica immagine della città giunta a noi). "La Cappella degli antenati" ospita invece l'opera di grande valore artistico di Agostino di Duccio: "l'Arca degli antenati e dei discendenti" in cui Sigismondo volle fossero riunite le spoglie dei suoi antenati e dei posteri discendenti dalla casata. Altri bassorilievi di notevole pregio e raffinatezza si possono ammirare nella "Cappella di S. Michele" detta degli angeli musicanti, sempre attribuibili al di Duccio. 
Infine una curiosità: nella cappella di San Sigismondo, sui pilastri sono state scolpite le virtù teologali e le cardinali, tra le quali manca però, e se ne ignora il motivo, quella della giustizia. Nel Tempio si possono ammirare il crocifisso di Giotto, dipinto su tavola nel 1312; un affresco di Piero della Francesca (in cui è raffigurato Sigismondo inginocchiato ai piedi di San Sigismondo). Quando nel 1460, lo stesso Sigismondo, in gravi difficoltà politiche per i suoi contrasti con il Papa, non ebbe più i mezzi economici per completare l'ambiziosa costruzione, questa fu interrotta; il tempio rimase così privo della sua copertura che, nel progetto di Leon Battista Alberti, era a cupola. La scomunica papale del 1462 fece cadere Sigismondo in disgrazia; da allora il tempio rimase incompiuto.
"… i denari erano terminati e la grande fabbrica doveva tacere …Pio II lanciava il suo anatema, e la fortuna crollava intorno al Principe. Restava quel meraviglioso discorso a
mezz'aria del Tempio.". " … sembra un regno del silenzio e invece il tempio parla … muove la sua parola dalla sua superba incompiutezza, ad affermare che nulla al mondo può mai dirsi compiuto, che non è dell'uomo e neppure dell'arte la compiutezza, la quale può solo sussistere nel vuoto che noi colmiamo con la nostra mente e col nostro cuore disegnando contro il cielo linee ideali: supremo sigillo di una divina architettura". Accanto al Tempio è stato da poco collocato il sarcofago del patrono della città, "L'Arca di San Gaudenzo". L'arca marmorea, di forma classica, con coperchio in calcare, riporta sui fianchi e sul fronte tre croci latine in bassorilievo.

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L'Arco d'Augusto

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Lo si raggiunge dal mare (in auto) percorrendo via Tripoli e portandosi sulla via XX Settembre (l'inizio della via Flaminia) a cui fa da suggestivo fondale oppure a piedi o in bicicletta percorrendo le piste ciclabili che da piazza Kennedy si snodano nel verde del parco Cervi sino all'Arco. Anche molti mezzi pubblici provenienti dalla zona mare si fermano di fianco all'Arco. Edificato nel 27 a.C. in onore di Cesare Ottaviano Augusto, come dice l'iscrizione sull'attico dell'Arco, è il più antico degli archi romani superstiti e sorge nel punto d'incontro tra la via Flaminia e la Via Emilia. Costruito in pietra d'Istria, la fornice misura m. 8,84 con una profondità di m. 4,10 ed un altezza di m. 10,40. Tra la ghiera dell'arco ed i capitelli, di ordine corinzio, si possono ammirare (in quattro clipei) quattro divinità: Giove, padre di tutti gli dei, massima divinità dei romani; Nettuno, dio italico, di tutte le acque; Apollo, figlio di Giove, protettore della salute; Minerva, protettrice della città di Roma, delle arti e dei mestieri. Su entrambe le facce dell'Arco sono collocate due teste di bue che attestano simbolicamente la qualità di colonia romana della città di Rimini. I lavori di isolamento del 1937-39 portarono alla constatazione che l'arco era una porta urbana legata sui due fianchi con le mura della città. Secondo la tradizione, sulla sommità dell'Arco si dice ci fosse una quadriga marmorea guidata da Augusto. Durante il Medioevo l'arco, che era conosciuto con il nome di porta Aurea fu smantellato nella parte superiore. L'attuale merlatura venne costruita nel sec. X.. L'Arco insieme al ponte di Tiberio è simbolo di Rimini fino ad includerlo nel suo sigillo prima e poi nel suo stemma. L'arco d'Augusto è stato recentemente restaurato ed è tornato al suo antico splendore.

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Castel Sismondo.

Il Castello sorge in piazza Malatesta e rappresenta uno dei monumenti più significativi della città. Concepito come palazzo e fortezza insieme quel che rimane oggi, purtroppo, non è che una piccola parte della grandiosa reggia fortificata voluta e progettata dallo stesso Sigismondo Pandolfo Malatesta a testimonianza del suo potere e prestigio. Sigismondo Malatesta si servì di artisti del tempo tra cui Brunelleschi.. Situato in un punto d'importanza strategica per la difesa della città - qui passava la cinta muraria della città romana - la sua costruzione ebbe inizio nel 1437 ampliando strutture già esistenti e costruendone di nuove; si potevano contare 160 finestre, sei alte torri ed era circondato, come tutti i castelli del tempo, da un profondo fossato con quattro ponti levatoi, occupando un'area di circa tremila metri quadrati! L'interno disponeva di ampi e lussuosi ambienti dalle più strane denominazioni (come "La Camera della Lumaca" e "La Stanza del Grillo") dove vivevano Sigismondo e la sua divina Isotta. La fortezza rappresentava visivamente la potenza e la forza dei Malatesti all'apice del loro potere ma, già sotto il governo Pontificio, l'edificio subiva varie trasformazioni e riadattamenti; vennero parzialmente demolite le mura, scomparvero le torri, la cinta esterna ed il fossato e ciò che rimase venne adattato a carcere. Attualmente solo una piccola parte dell'edificio è sopravvissuta alle distruzioni dei secoli ma dell'antica costruzione testimoniano ancora la medaglia in bronzo di Mattteo de' Pasti e l'affresco di Piero della Francesca custodito nella Cappella delle Reliquie, all'interno del Tempio Malatestiano.

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Piazza Tre Martiri.

Antico Forum romano posto all'incrocio tra il "decumano" e il "cardo" massimi, per secoli "piazza delle erbe" (i portici ne rivelano la secolare funzione), diventò poi Piazza Tre Martiri, in memoria di tre giovani partigiani che qui vennero giustiziati (Mario Cappelli, Luigi Nicolò, Adelio Pagliarani). I recenti lavori di riqualificazione complessiva del centro storico hanno conferito alla piazza un nuovo e suggestivo aspetto. Particolalre cura è stata posta nel disegno della pavimentazione e l'incrocio tra il cardo e decumano (centro della piazza e ombelico della città) è stato evidenziato con uno splendido sole rinascimentale, logo presente nel Tempio Malatestiano e sul quadrante dell'orologio della piazza. Per la pavimentazione sono stati scelti materiali tradizionali e locali: lastricato in arenaria dura dell'Appennino forlivese e in pietra calcarea bianca, selce fluviale. La Piazza è stata illuminata con 14 corpi a stelo, come all'inizio del secolo; i portici con luce indiretta, il Tempietto di Sant'Antonio, la Torre dell'orologio con faretti infossati nella pavimentazione. Rappresenta ancor oggi il centro della città, con i suoi negozi, i suoi uffici, i suoi bar e pasticcerie.

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Santuario di S. Antonio di Padova.

Tempietto di Sant'Antonio (1675-78) si trova in piazza Tre Martiri ed ha forma ottagonale; è contornato da colonne e rivestito di marmo; di notevole pregio, la cupola decorata da figure di grandi angeli e da un imponente affresco di Achille Funi. Venne eretto a memoria del miracolo operato dal Santo con la mula di "Bonvillo", esponente degli eretici "Patarini", la quale pur affamata da alcuni giorni, rifiutò l'orzo e si inginocchiò davanti all'ostia consacrata.

SAN MARINO.

Se una mattina vi svegliate senza voglia di mare abbandonate il litorale e, da Rimini, imboccate la Statale N° 72 che conduce nella vicinissima Repubblica di San Marino. Stato autonomo tra i più piccoli al mondo, San Marino si adagia dall'alto del Monte Titano, tra la Romagna ed il Montefeltro. Antica terra della libertà, si legge sul cartello che segnala il confine, oltrepassata un'invisibile frontiera che pare rappresentata da quella struttura metallica (una sorta d'arco futurista), che s'inarca sopra la strada che conduce al piccolo, ma bellissimo centro storico. Qui ogni cosa è degna d'essere ammirata: le irte viuzze che dalle mura s'intrecciano in suggestivi scorci panoramici, tra case in pietra, ottimamente tenute e curate, palazzi, torri e piazze, le cui vedute dominano la valle sottostante, giungendo fino al mare. Guardare con la dovuta calma ed attenzione tutto ciò che offre di bello un luogo come questo, potrebbe richiedere anche un'intera settimana, ma, a chi non interessano visite troppo intellettuali, San Marino è affrontabile anche solo in un giorno. Entrati nella città da Porta San Francesco, sulla destra si trova la trecentesca Chiesa di San Francesco; salendo si giunge in Piazza della Libertà, dalla quale si gode una vista panoramica spettacolare e sulla quale si affaccia imponente il Palazzo del Governo. Proseguendo naturalmente ed unicamente a piedi (se siete in macchina, sono disseminati ben 11 comodissimi parcheggi), per vie e scalinate ricche di monumenti, si arriva alla Basilica del Santo, alla Chiesa di San Pietro e, costeggiando le mura a strapiombo, alle Tre Torri: la Rocca Guaita, la Cesta e il Montale. Da qui si ridiscende fino alla Chiesa di San Quirino e poi, percorrendo le vie che all'andata si sono scartate, alla romantica Porta della Rupe, circondata da crocicchi medievali, scalinate e giardinetti. Sulla cresta del Monte Titano, visibili fin dal mare, sorgono le 3 Rocche o Torri, orgoglio degli abitanti di San Marino, che difesero nei secoli la libertà e l'indipendenza del piccolo stato: la Guaita, la Cesta e il Montale. La Prima Torre, o Rocca Guaita, fu probabilmente costruita nel X sec. Il portone d'accesso era posto ad alcuni metri d'altezza ed era possibile accedervi solo mediante un ponte levatoio, che oggi non esiste più. La Rocca fu usata fino agli anni '60 come Carcere, ma oggi, invece, ospita una mostra permanente sulle origini e le trasformazioni delle fortificazioni. Qui sono stati conservati anche alcuni pezzi d'artiglieria, dono dei Re Vittorio Emanuele II e III, tuttora usati a salve durante le cerimonie nazionali. Percorrendo una suggestiva passeggiata lungo il Passo delle Streghe, costeggiando la cinta muraria, dalla Rocca Guaita si raggiunge la Seconda Torre. La Cesta, o Fratta, fu costruita agli inizi del 1200, proprio sull'estremo precipizio della rupe, come le altre 2 torri. Al suo interno è possibile vedere l'interessante Museo delle Armi Antiche, con armi che spaziano dall'epoca medievale, fino agli inizi del '900. Mediante un altro tortuoso sentiero si giunge alla Terza Torre. A differenza delle altre due, il Montale non è una rocca, bensì una sola torre di base pentagonale, con la porta d'accesso posta a diversi metri da terra, adibita a servizio di vedetta per proteggere da eventuali attacchi la Cesta. E' probabile che fosse intenzione dei sammarinesi terminare successivamente la fortificazione vera e propria, ma, forse, il completamento non é stato mai ritenuto necessario. 
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SAN LEO

 Questo piccolo borgo è considerato la perla del Montefeltro. Alla città d'arte si accede attraverso un'unica porta che sale da sud e che introduce ad un piccolo borgo arroccato, interamente costruito in pietra a vista: entrando in paese pare di calarsi in un'altra epoca. Da lontano spicca la Rocca su una rupe, a circa 590 m. d'altezza, nel cuore del Montefeltro, e via via che ci si avvicina, tutto pare carico di simbologie surreali Al centro, un'accogliente piazzetta e, poco distanti, il Duomo Romanico e la Pieve Romanica. Sulla punta più alta della rupe, dove sorge la città d'arte di San Leo, si trova la bellissima Rocca che sovrasta il paese. L'edificio, antica fortezza militare, è un tutt'uno con la cuspide rocciosa sulla quale è costruito: prodotto di numerose sovrapposizioni, l'attuale aspetto è quello datogli dall'architetto Martini, che vi mise mano per volere di Federico II, nel 1475. La parte residenziale, originariamente quadrata, si è ridotta a triangolo a causa delle frane che spesso si sono verificate sul lato del precipizio. La Rocca, cessata la sua funzione militare, fu degradata a carcere e si racconta che, tra le sue mura, finì i suoi giorni Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come il Conte di Cagliostro, figura emblematica ed affascinante, intorno alla quale s'è dispiegata una vasta letteratura. Dall'alto del piazzale circostante si gode di una vista meravigliosa, che spazia dal Monte Fumaiolo al Mare Adriatico su un paesaggio di boschi, picchi rocciosi, calanchi, rocche, borgate e case rurali. Quando San Leo, nel III sec. giunse su questa rupe, ritenne fosse il luogo ideale per la diffusione del cristianesimo, che da qui, infatti, s'irradiò per tutta la regione circostante. Qui sembra tutto carico di simbologie, un misto di sacro e profano, e trovarsi davanti al Duomo desta inevitabilmente un senso di profondo rispetto. Eretto in luogo consacrato alle divinità fin dall'età preistorica, la Cattedrale di San Leo è costruita sulla roccia nuda, saldamente ancorata ad essa, e rappresenta una delle più importanti testimonianze dell'architettura romanica dell'Italia Centrale. L'attuale edificio ingloba i resti del più antico Duomo. Davvero suggestivo il suo interno completamente disadorno d'opere d'arte, ma ricco di corredi scultorei d'alto pregio: capitelli corinzi del III sec., capitelli romanici ed incisioni raffiguranti i simboli del cristianesimo primitivo. Non v'è ingresso in facciata, ma il portale è aperto su un fianco ed è sormontato dai busti scolpiti di San Leone e di San Valentino. Intorno ampi spazi verdi che si affacciano verso il paese, da un lato, mentre, dall'altro, discendono ripidi verso valle. Poco lontano si trova la bellissima torre campanaria. La Pieve dell'Assunta è il più antico monumento religioso del Montefeltro e costituisce la prima testimonianza materiale della cristianizzazione di questa zona. Il termine latino plebs sta a significare popolo, ossia coloro che componevano la comunità residente sull'irta rupe ove sorge San Leo. Si dice fu proprio il Santo, che la tradizione vuole esercitasse il mestiere di tagliapietre, ad edificare la chiesa dedicata all'Assunzione di Maria. La muratura esterna, in pietra arenaria, calcare e pietre dure d'altra natura, s'innalza su una pianta basilicale a tre navate e, presumibilmente, all'interno un tempo era decorata da pitture ed affreschi di varie epoche, poi purtroppo cancellati dai radicali restauri degli anni '30. Molto bella la facciata, altissima sulla roccia a strapiombo e, naturalmente, priva d'ingresso. Alla Chiesa s'accede mediante due portali ad arco posti sul fianco, le cui forme richiamano l'arte bizantina - ravennate. Cripte scavate nella roccia, colonne romaniche e capitelli corinzi sembrano risvegliare misteri antichi e suggestioni lontane. Un'abside maggiore ingloba per circa un terzo del loro perimetro due absidi minori, creando una caratteristica tipica del romanico leontino, riscontrabile anche nella vicina Cattedrale.

 

 

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